In ogni percorso nutrizionale le aspettative e i bisogni del paziente sono il punto di partenza e di arrivo.

L’obiettivo di un intervento nutrizionale è infatti soddisfare tali aspettative, ma per farlo bisogna comprenderle fino in fondo, quindi partire proprio da una loro analisi.

Una mancata indagine delle aspettative comporta il rischio di impostare la valutazione in una certa direzione, che, però, solo dopo diversi colloqui e attraverso le successive lamentele del paziente, si rivela una soluzioni adatta a soddisfare un altro tipo di bisogno. 

Ecco perché è importante strutturare il percorso nutrizionale avendo un’idea più chiara delle tappe da percorrere già dalla prima visita.

Così da evitare spreco di energie, di tempo e ridurre il rischio che il paziente rimanga insoddisfatto e possa abbandonare il percorso.

Come funziona un percorso nutrizionale

Come funziona un percorso nutrizionale?

A prescindere dalle specifiche necessità del paziente e dunque dall’obiettivo dell’intervento, un percorso nutrizionale prevede in genere 3 fasi:

  1. analisi o assessment delle condizioni di salute del paziente e delle sue abitudini alimentari,
  2. valutazione dello stato nutrizionale
  3. intervento nutrizionale finalizzato al raggiungimento di uno o più specifici obiettivi emersi dall’analisi iniziale.

Sebbene in molti, in questo momento, condividiamo l’importanza di riuscire a indagare le diverse esigenze, la realtà che emerge dalle supervisioni di colloquio rivela quanto tutto ciò sia dato per scontato. 

È a tal punto scontato, che le aspettative del paziente, nella pratica, si tralasciano fin dai primi attimi di colloquio, per scivolare velocemente nella fase di anamnesi.  

Da dove partire, allora, per strutturare il percorso nutrizionale nel modo più funzionale per soddisfare le aspettative del paziente e per migliorare l’efficacia d’intervento del nutrizionista? Scopriamolo insieme.

4 fasi del percorso nutrizionale

Come strutturare il percorso nutrizionale in modo funzionale?

Pur mantenendo inalterata la struttura del colloquio, che prevede, come appena descritto, una fase di analisi e la valutazione, prima di passare a quella di intervento, è bene integrare alcuni altri passaggi.

Le fasi da affrontare sono 4.

Esplorare le aspettative del paziente

Nella prima fase di indagine serve essere presenti e accoglienti per guidare il colloquio con quel pizzico di curiosità in più per esplorare l’esperienza soggettiva del paziente e i suoi bisogni. 

Nella pratica di colloquio nutrizionale che svolgiamo in aula durante il Master in Coaching Nutrizionale e i percorsi collegati, abbiamo sperimentato in modo ancora più evidente il ruolo strategico di questa indagine fin dai primi minuti di colloquio.



Questo approccio permette di: 

  • guidare il professionista nella conduzione del colloquio scegliendo i temi più pertinenti per soddisfare le richieste del paziente,
  • ridurre i tempi,
  • lavorare in modo più focalizzato, 
  • aumentare le chance di soddisfare i bisogni del paziente. 

Quando non ci si concede l’opportunità di indagare davvero le aspettative del paziente, si imposta il lavoro per presupposizioni o per semplice abitudine, rischiando invece di dare soluzioni non richieste o in una formula non all’altezza delle situazione.

Analisi

A questo punto si prosegue con la fase di analisi, che diventa, di conseguenza, più flessibile e pertinente. 

Al contrario di ciò che rileviamo nell’esperienza con i colleghi durante i Master, dove emergono anamnesi per lo più standardizzate, sia nella struttura che nella modalità di conduzione.

Anamnesi che si rivelano limitanti nella possibilità di indagare alcuni elementi specifici che caratterizzano l’unicità dell’esperienza alimentare del paziente. 

Definizione degli obiettivi del percorso

Sebbene il paziente manifesti la sua richiesta a inizio colloquio, la stessa non è indice del livello di consapevolezza rispetto ai risultati che desidera davvero raggiungere. 

È sufficiente porre la domanda “Che cosa si vuole portare a casa?” o “Che cosa desidera esattamente ottenere?” per accorgersi di quanto i pazienti siano confusi e impreparati nella risposta. 

Intervento

Infine è il momento della fase di intervento che andrà strutturata nel modo più funzionale sia nelle soluzioni proposte sia nelle modalità di lavoro. 

Un aspetto che aumenta i rischi di inefficacia dell’intervento è legato alla scarsa flessibilità di impostazione dell’intervento stesso. 

Un esempio? Laddove il paziente usa strategie diverse per mangiare come mangia, nella proposta di soluzioni per modificare il suo comportamento, il nutrizionista tende a usare modalità simili con pazienti che hanno modalità di apprendimento diverse. 

Da qui l’importanza di essere flessibili nel modus operandi anche in fase di intervento, scegliendo gli strumenti e le soluzioni che più si allineano con le specifiche attitudini del paziente. 

La struttura del colloquio, dunque, non si può ridurre all’analisi e all’intervento immediato.

Ma va integrata con due ulteriori fasi, distinte e separate: da un lato l’indagine delle aspettative e dei bisogni del paziente, dall’altro l’esplorazione degli obiettivi del percorso.

Solo così un percorso nutrizionale può davvero essere efficace per il tuo paziente.

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