Come si fa a motivare il paziente a cambiare? Se anche per te l’argomento è spinoso, oggi cercheremo di indagarlo in tutte le sue sfaccettature.

Nutrizionisti e dietisti lavorano per aiutare i pazienti a trovare le migliori soluzioni nutrizionali utili a garantire loro un miglioramento del benessere.

Come? Attraverso un cambiamento delle loro abitudini alimentari. 

Proprio in questo senso i professionisti della nutrizione si pongono come agenti e promotori del cambiamento alimentare.

Oltre la competenza specifica di valutazione dello stato nutrizionale e di elaborazione delle soluzioni nutrizionali più adatte alle esigenze della persona, il nutrizionista ha bisogno di capacità specifiche per guidare il paziente nel processo di cambiamento

Il paziente può stare meglio cambiando alcune abitudini. Da qui l’importanza per il nutrizionista e il dietista di fare leva sulla motivazione per promuovere il cambiamento alimentare. 

Cos’è la motivazione?

Il verbo che si utilizza per indicare l’intervento del professionista è motivare, che viene definito come “indurre qualcuno a impegnarsi in un’azione o in un’attività infondendogli motivazioni e stimoli”. 

Ciò implica che sia il professionista a infondere motivazioni e stimoli al paziente. Il nutrizionista motiva il paziente quando lo persuade a cambiare per una lista più o meno lunga di vari e validi motivi, che a seconda dei casi può contemplare: 

  • la salute
  • la famiglia
  • il lavoro
  • la prestazione
  • l’immagine.

Ma, se da un lato l’importanza del ruolo della motivazione è ben riconosciuto, dall’altro emerge una certa confusione nel definire il processo con cui il professionista sostiene il paziente. 

Come usare la motivazione per attuare il cambiamento

Come usare la motivazione per attuare il cambiamento?

Il punto interessante attorno al quale si snoda la complessità di motivare i propri pazienti sta nel capire per chi sono validi quei motivi

La ragione che spinge molti nutrizionisti a chiedersi: “Come si fa a motivare il paziente?” è legata alla sua intrinseca difficoltà.

Motivare il paziente è non solo complicato di per sé, ma si rivela un processo ad alto rischio di fallimento, quando si realizza che le tante belle parole spese durante i colloqui non hanno aiutato il paziente ad agire nella direzione desiderata.


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Quali sono i limiti dell’agire sulla motivazione?

Il grosso limite, quando si lavora sulla motivazione, è un errore nella premessa di quale sia il ruolo del nutrizionista. 

Nell’ambito dei percorsi di educazione alimentare si continua a sottolineare l’importanza della motivazione, intesa come la motivazione del paziente. 

Nel colloquio orientato a rinforzarla, però, l’intenzione di sostenere la sua motivazione si trasforma nella persuasione a cambiare per i motivi che il nutrizionista ritiene validi, ma che potrebbero non coincidere con quelli del paziente. 

Come trovare la giusta leva motivazionale del paziente?

Il colloquio è cruciale per far leva sulla motivazione. Durante questa fase emerge spesso la tendenza a dare per scontata quale sia la motivazione per il paziente. 

Per molti nutrizionisti è automatico che il paziente desideri star meglio per la sua salute, ad esempio, senza premurarsi di indagare la reale motivazione del paziente

Tralasciando domande specifiche attinenti la sua motivazione, il nutrizionista finisce per strutturare il suo intervento senza capire fino in fondo l’esperienza del paziente

Il rischio è anche di trovarsi nei colloqui successivi di fronte a lamentele o piani alimentari non utilizzati perché il paziente non riusciva a capire per quale motivo ne valesse la pena. 

Facciamo un esempio pratico.

“È importante che lei perda questi primi 10 kg, innanzitutto per la sua salute, e poi anche perché così proverà meno dolore al ginocchio”. 

In questo contesto, potrebbe succedere che per il paziente non sia così importante dimagrire per non sentire il dolore al ginocchio (perché quel dolore ormai è abituato a sentirlo e a gestirlo), quanto invece sia importante dimagrire per indossare quell’abito che tanto lo fa sentire bene quando va al lavoro.

Immaginiamo un agente che va al lavoro sempre in giacca e che è costretto, a causa del suo peso, a un abbigliamento per lui meno soddisfacente, che riduce anche il suo livello di prestazione. 

Per il nutrizionista sarà importante far leva sull’immagine, prima ancora che sulla salute

Non perché la salute non sia importante, ma perché per il paziente è più efficace far leva sull’immagine. 

Guidarlo al cambiamento ricordandogli quanto bene si sentirà e quanto volentieri andrà al lavoro quando potrà finalmente indossare quegli abiti che tiene nell’armadio, implica per il nutrizionista:

  • riconoscere le vere motivazioni del paziente,
  • accoglierle senza giudizio,
  • incoraggiare il paziente ad agire facendo leva su quelle motivazioni specifiche e non sulle proprie di nutrizionista. 
Come rendere il paziente più consapevole della sua reale motivazione

Come rendere il paziente più consapevole della sua reale motivazione? 

Il ruolo del nutrizionista è strategico anche nell’aiutare il paziente a diventare più consapevole di quale sia la sua vera motivazione. 

Per riuscirci il nutrizionista dovrà:

  • allenare l’abilità di comunicazione efficace, tramite training specifici, per gestire il colloquio, in modo da avere accesso a informazioni precise circa le vere ragioni per cui valga la pena cambiare;
  • implementare l’abilità di cogliere le emozioni associate a specifiche esperienze nel non verbale rivelato dal paziente durante il colloquio.

Questo secondo aspetto può rivelarsi particolarmente ostico. La difficoltà maggiore, infatti, nel riconoscere le vere motivazioni del paziente è legata al fatto che richiede l’abilità di cogliere le emozioni che rendono particolarmente vantaggioso per il paziente raggiungere un determinato risultato.

Tale difficoltà è anche la ragione che complica la gestione delle visite di controllo perché è lì che serve incoraggiare il paziente a focalizzarsi e a impegnarsi.  

Per il nutrizionista, questi aspetti si traducono nell’essere presente durante il colloquio, evitando ogni fonte di distrazione e rimanendo in buono stato, così da poter cogliere anche attraverso il paraverbale e il non verbale, gli elementi che lo possono guidare a esplorare fino in fondo le motivazioni del paziente, attraverso domande efficaci. 

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