Vuoi impostare un percorso nutrizionale di successo per il tuo paziente?

Gli ingredienti sono due: l’efficacia dell’intervento nutrizionale e la motivazione del paziente per agire secondo le prescrizioni. 

Se ti occupi di educazione alimentare, sai quanto sia importante il fattore motivazione.

Perché la motivazione è essenziale in un percorso nutrizionale?

Oltre all’elaborazione delle migliori indicazioni alimentari, come nutrizionista, sei impegnato a sostenere i tuoi pazienti per:

  • incoraggiarli ad agire con costanza, 
  • rinforzare le loro azioni quando subentrano la pigrizia e le vecchie abitudini, 
  • escogitare nuove soluzioni di fronte a limiti e ostacoli.

Il livello di motivazione del paziente rappresenta l’ingrediente strategico per raggiungere i risultati previsti da ogni percorso.

Senza un sufficiente livello di motivazione, il paziente può rimanere passivo e collaborare poco. In questo caso non bastano certo un’accurata valutazione e una lista di buoni motivi per spingerlo ad agire.

Allora il problema diventa: cosa fare quando ci si accorge che la motivazione del paziente vacilla, ed è troppo debole per sostenerlo per il tempo necessario a completare il percorso?

5 errori da evitare quando indaghi la motivazione del paziente

Laddove realizzi in tempo che c’è qualche problema con la motivazione, è istintivo intervenire.

“Il modo in cui lei sta mangiando, incide sui suoi valori di colesterolo e trigliceridi. Continuando in questo modo… Ecco perché è importante modificare il suo stile di vita riducendo il consumo di…”. 

Per molti nutrizionisti questa frase rappresenta la reazione tipica alla scarsa motivazione del paziente.

Dalle supervisioni di colloquio che effettuiamo ogni giorno nella nostra Academy, questa tendenza è più che confermata. 

Molti dietisti e nutrizionisti interpretano il lavoro sulla motivazione con la spiegazione dei buoni motivi per cui varrebbe la pena rispettare un certo stile alimentare. 

Un’interpretazione che, però, si rivela errata. Ed è causa di un’impostazione del lavoro che manca di basi solide per poter sostenere il paziente nel percorso

Di fatto molti percorsi nutrizionali iniziano senza un’accurata esplorazione della motivazione del paziente, spesso confusa, mal interpretata o addirittura data per scontata. 

Vediamo allora quali sono gli errori più comuni.

1. Condurre il colloquio supponendo di conoscere la motivazione del paziente

Immagina i primi minuti di una prima visita. 

Il paziente entra e noti subito che è molto robusto, con un accumulo di peso a livello addominale. 

Inizia il colloquio lamentandosi del senso di pesantezza che lo accompagna negli ultimi mesi, insieme a una spiacevole sensazione di gonfiore. E poi accusa dolori alle ginocchia e frequenti mal di schiena. 

Cosa ti viene in mente? Quale potrebbe essere, a tuo avviso, la motivazione del paziente

Sebbene sia facile scivolare nel “paziente in sovrappeso che ha fissato la visita perché vuole dimagrire”, ergo la motivazione è perdere peso, tieni sempre presente che questa è una tua presupposizione

La sua motivazione potrebbe avere a che fare con tutt’altro, con qualcosa che ancora non conosci, perché sei solo all’inizio del colloquio. 

Il problema è che se conduci il colloquio dando come vera la supposizione frutto della tua esperienza, rischi di non concederti una possibilità di verificarla

2. Confondere la motivazione con il motivo della visita

Tra le primissime domande che si pongono al paziente ci sono le fatidiche: “Cosa la porta qui oggi?”, “Qual è il motivo della visita?”. 

Entrambe sono indirizzate a scoprire cosa ha spinto il paziente a fissare la visita. Sebbene siano identificate come motivi della visita, questi non rappresentano di fatto la motivazione

Quello che ti serve per sostenere il tuo paziente è la sua motivazione ad agire nella direzione del cambiamento, dunque di uno stato desiderato. 

Con ragioni che potrebbero rivelarsi anche del tutto diverse dai motivi che l’hanno spinto a fissare l’appuntamento con te. 

3. Indagare la motivazione con domande predefinite

L’abilità del nutrizionista di indagare la motivazione risiede nella sua capacità di porre domande

Non è un caso che in BeWell dedichiamo un intero modulo del Master in Coaching Nutrizionale ad allenare le abilità per padroneggiare l’arte delle domande. 

La differenza tra chi si accontenta di supposizioni e motivazioni superficiali e deboli per sostenere la compliance e chi riesce ad andare al cuore della motivazione, è nell’abilità di utilizzare le domande più efficaci.

Domande utili a esplorare l’esperienza soggettiva del paziente connessa alle ragioni che lo spingono a desiderare un cambiamento. 

Quando utilizzi domande predefinite conduci il colloquio puntando a escludere eventuali presupposizioni o a confermare tue tesi alle quali ricondurre la motivazione del tuo paziente. Una strategia che rende per te più difficile rilevare le vere motivazioni del paziente.

Le domande non vanno poste con l’obiettivo di escludere o confermare tesi premeditate.

4. Scappare se emergono emozioni più intense

Se emergono emozioni personali non c’è nulla di male. Il punto è: come reagisci e cosa fai per gestirle?

Esplorare la motivazione significa andare a conoscere le emozioni più connesse all’esperienza che il paziente ricerca attraverso il suo cambiamento. 

La motivazione va oltre il dimagrire, lo stare bene o il guadagnare benessere. La questione è cosa si ottiene davvero dimagrendo? Cosa si può fare una volta raggiunto quel risultato?

Quando le persone si lasciano andare all’immaginazione e pensano a come cambierebbe effettivamente la loro vita, lì emerge la motivazione, insieme al mix di emozioni che la accompagna. 

Ricorda, il cambiamento è sempre una questione di emozioni. Se riesci a cogliere quelle coinvolte e quelle che più interessano al tuo paziente, hai trovato la sua motivazione. 

5. Accontentarsi della prima risposta

La motivazione non è mai nella prima risposta del paziente. 

L’errore più diffuso è quello di confondere la motivazione con la prima e veloce risposta che dà il paziente, accontentandosi dei “dimagrire”, “stare bene”, “sentirmi meglio”. Niente di più lontano dalla realtà.

La motivazione emerge solo a patto che tu riesca a costruire una buona relazione di fiducia con il tuo paziente. 

Ecco perché la motivazione non va mai indagata a inizio visita. È qualcosa che emerge nel flusso del colloquio, e che si coglie quando il paziente rivela cosa gli interessa davvero del cambiamento sul quale state lavorando insieme. 

Per arrivare alla vera motivazione, quindi, comincia a valutare come scopri la motivazione del paziente. Abbiamo creato la Scheda Indagare la motivazione del paziente, inizia adesso a lavorare sulla motivazione del tuo paziente.

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